06/03/09

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Gay e lesbiche, in arrivo il mutuo su misura

Notizia di due giorni fa: la banca tedesca Bhw Bausparkasse, specializzata in mutui e prestiti, ha deciso di importare in Italia la formula dei tassi agevolati - già sperimentata con successo in patria - rivolta a coppie gay e lesbiche alla ricerca di un finanziamento per comprare casa. Laddove la politica italiana ha dimostrato un colpevole e non scusabile ritardo, è arrivato il mondo della finanza. Le motivazioni non sono certo delle più nobili, si tratta infatti di una pura e semplice operazione di marketing (in un momento di crisi economica poter accedere ad un mercato ancora inesplorato, con un vasto bacino di utenza e in condizioni da monopolista, è sicuramente una mossa vincente!), ma non importa il segnale è comunque forte e importante.

In pratica, le coppie gay e lesbiche potranno non solo cumulare i propri redditi al fine dell'ottenimento del mutuo, ma usufriranno anche di un taglio dello spread (non pensiate che me la tiro usando paroloni difficili, il fatto è che oramai - mio malgrado - sono diventata espertissima di mutui) pari allo 0.15% nel caso accettino di cointestarsi la casa e dimostrino di essere iscritti all'Arcigay (non esistendo ancora in Italia un registro civile delle coppie di fatto).

Verrebbe da dire: "Quando l'ordinario appare straordinario!"

Accontentiamoci (abbiamo forse alternative?!?)....!

Foto: http://www.mondocasablog.com/
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13/02/09

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Venezuela: San Valentino amaro

Abolito il San Valentino in Venezuela. Il Presidente Hugo Chavez ha infatti annullato tutti i festeggiamenti previsti per l'imminente festa degli innamorati. Nonostante la sua fama di tombeur de femmes - molte sono infatti le conquiste eccellenti che gli vengono attribuite, una su tutte: la top model Naomi Campbell - e di uomo passionale, il Presidente del Venezuela sembra rinnegare la sua fama di uomo romantico.

Non si pensi però ad un improvviso cambio di personalità. Esiste infatti una ragione: il prossimo 14 Febbraio i venezuelani saranno chiamati alle urne ad esprimere il proprio parere sulla rielezione illimitata delle cariche pubbliche, ivi compresa quella del capo di Stato. Se il referendum fosse approvato, Chavez potrebbe presentarsi alle elezioni del 2012 proponendosi per il terzo mandato consecutivo.

Quel giorno non avremo tempo per niente, stiamo preparando la battaglia“ avrebbe dichiarato il Presidente per spiegare la decisione presa.

Per non smentire però la sua fama di "romanticone impenitente" e non scontentare gli innamorati venezuelani, Chavez è ricorso ai ripari decretando - a partire dal 15 Febbraio - "la settimana dell'amore". Il macho micio latino non si smentisce mai!

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08/02/09

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Poche idee, ma confuse

Vi propongo a seguire (per chi avrà la pazienza) una intervista rilasciata, pochi giorni prima delle elezioni del 4 novembre, dall'assessore di Barack Obama per le relazioni con l'America Latina - Frank Sanchez - già Vice Ministro ai Trasporti durante la presidenza Clinton.

Numerosi i temi affrontati, tra i quali: revisione del Nafta; Diritti Sindacali e paramilitarismo in Colombia; lotta al narcotraffico; relazioni con Cuba; immigrazione; rafforzamento della democrazia; energie rinnovabili e "Alleanza Energetica".

Su quest'ultimo punto, potete scommetterci, si giocherà gran parte della partita. Proposito statunitense sarà quello di ridurre la dipendenza dal petrolio mediorientale e limitare l'influenza dei petrodollari venezuelani a livello regionale.

Già me lo vedo Chavez, il "demagogo", esclamare: "Con aquel cabrón de Bush era mucho mejor!"

L'intervista a Sanchez, sebbene datata già qualche mese, é quindi un documento interessante per capire quali potrebbero essere i cardini della politica statunitense per l'America Latina in vista del Summit di Trinidad e Tobago (17 Aprile) quando Obama, riunito con i leader dei 34 paesi dell'emisfero, dovrà iniziare a giocare a carte scoperte, palesando le linee strategiche della sua presidenza nelle relazioni con i vicini latinoamericani.

Date le scarse dichiarazioni rilasciate in merito sino ad oggi, é questa senza dubbio un'utile occasione per chiarirci un pò più le idee......

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05/02/09

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Nicaragua e le elezioni municipali 2008: l'ultimo atto?

Il 18 Gennaio scorso con il voto degli abitanti della Regione Autonoma dell'Atlantico Nord (RAAN) si è finalmente (speriamo) conclusa la telenovela delle elezioni municipali nicaraguensi iniziata a Novembre 2008.

Per chi si fosse perso (molti immagino visto la scarsa/nulla eco che la notizia ha avuto in Italia e in Europa) le puntate precedenti eccone un breve sunto:

Il 9 Novembre, a due anni di distanza dalle elezioni presidenziali che hanno portato nuovamente al potere Daniel Ortega e il Partido Sandinista de Liberaciòn Nacional (FSLN), la popolazione nicaraguense è stata richiamata alle urne per esprimere la propria preferenza sul governo dei 146 municipi del paese. Le elezioni hanno decretato la vittoria assoluta del FSLN e la rovinosa sconfitta della principale coalizione di opposizione organizzata attorno al movimento PLC/VCE (Alianza Partido Liberal Constitucionalista/Movimiento Vamos con Edoardo) guidata da Edoardo Montealegre. La strabordante vittoria del Frente, aggiudicatosi 105 dei 146 comuni in palio, ha generato fortissime proteste da parte degli esponenti dell'opposizione e la denuncia di brogli e irregolarità nello svolgimento del voto. Dalle proteste e le accuse, si è passati purtroppo anche alle vie di fatto: i cortei e le manifestazioni svoltesi nei giorni immediatamente successivi le elezioni sono, in molti casi, degenerati in episodi di guerriglia urbana tra le opposte fazioni causando la morte di due persone. Nonostante le pubbliche accuse e la minaccia di produrre le evidenze delle irregolarità intervenute durante lo spoglio delle schede elettorali, l'opposizione non è stata in grado di produrre prove schiaccianti in merito. Neppure l'intervento del Consiglio Supremo Elettorale (CSE) e il riconteggio dei voti della capitale (seggio per il quale Montealegre si presentava in qualità di candidato sindaco) hanno potuto garantire la normalizzazione della situazione politica e sociale nel paese. La convalida da parte del CSE della regolarità del risultato emerso dal primo spoglio (la vittoria di Arguello su Montealegre alla poltrona di sindaco della capitale) non ha infatti quietato gli animi, esacerbando ancor più le tensioni tra le opposte fazioni. Tutto ciò ha avuto ripercussioni dirette anche sull'attività del Parlamento, oramai da diversi mesi paralizzato dal boicottaggio messo in atto dalle forze di opposizione che chiedono l'approvazione di una legge che disponga l'annullamento delle elezioni di Novembre.

L'ultimo atto di questa telenovela che potremmo chiamare "Anche i Vincitori Piangono" (dal titolo di quella più famosa degli anni '80, "Anche i Ricchi Piangono", con la strappalacrime e occhiuta Veronica Castro) si è prodotta il 18 gennaio scorso quando sono stati chiamati alle urne gli abitanti dei sette municipi della Regione Autonoma dell'Atlantico Norte (RAAN).

Secondo i dati diramati dal Consejo Supremo Electoral (CSE), il FSLN conferma il successo riportato nel resto del paese a Novembre, aggiudicandosi quattro dei sette municipi in lizza (Bilwi/Puerto Cabezas, Rosita, Bonanza, Waspán). Il Partido Liberal Constitucionalista ha vinto in due municipi (Siuna e Mulukukú), mentre il partito indigenista Yatama é riuscito a strappare ai due principali contendenti il municipio di Prinzapolka.

Ciò che maggiormente provoca sconcerto in tutta questa storia non è tanto lo scontro tra la destra di Montealegre e la sinistra danielista (ometto volutamente il termine "sandinista" ritenendo l'attuale governo completamente estraneo a quella cultura), quanto piuttosto la sua strumentalizzazione da parte di attori esterni.

Mi riferisco, in particolare, alle dichiarazioni espresse dall'Ambasciatore americano Robert Callahan il quale ha annunciato che gli Stati Uniti, con l'approvazione e l'appoggio dell'Unione Europea, congelerà per 90 giorni i 175 milioni di dollari del fondo Cuenta Reto del Milenio - destinato al finanziamento di progetti di sviluppo - in attesa che il governo in carica "giunga ad un accordo soddisfacente con tutti i nicaraguensi". Considerando la manipolazione delle informazioni che ha caratterizzato la copertura dell'evento da parte della stampa internazionale e le infinite ingerenze da parte statunitense precedenti e successive al voto, mi pare scandaloso che, attraverso una politica che richiama gli anni della guerra fredda, si continui a speculare ancora oggi sulla pelle dei più poveri avendo, per giunta, il coraggio di riconoscerlo pubblicamente. Riporto un estratto delle dichiarazioni dell'ambasciatore americano da un articolo di Giorgio Trucchi:

"[..] Noi non imponiamo, né suggeriamo una soluzione al Nicaragua, perché sappiamo che i nicaraguensi sono intelligenti e capaci di trovarla. Nonostante ciò [..] sarebbe opportuno che il governo del Nicaragua adotti misure per assicurare di non ricadere negli stessi problemi durante le prossime elezioni, come ad esempio una riforma elettorale. Tuttavia ripeto, non esigiamo soluzioni specifiche. Dobbiamo però essere molto chiari - ha continuato. Come paese sovrano e come paese che è molto interessato allo sviluppo della democrazia nel mondo, gli Stati Uniti possono riconsiderare tutti i programmi che si stanno sviluppando attualmente col Nicaragua, con conseguenze molto serie per l'economia del paese. E la stessa cosa la potrebbero fare gli altri paesi donanti".

Mi chiedo - e vi chiedo - perché mai la sovranità debba essere riconosciuta sempre e solo ai più ricchi e mai ai più poveri, i quali devono beneficiare sempre delle ingerenze, manipolazioni, strumentalizzazioni, spesso create ad arte, di attori esterni ed estranei.

A farne le spese oggi, come ieri, è la povera gente il cui destino è sacrificato in nome di interessi superiori.

Quanto mi piacerebbe anche solo per cinque minuti essere catapultata in una dimensione parallela in cui una realtà diversa, o per meglio dire inversa, é possibile.

Per una volta, amerei vedere l'ambasciatore del Nicaragua annunciare alla stampa il congelamento dei 20 mila milioni di dollari destinati al finanziamento di progetti di sviluppo a favore delle aree povere degli Stati Uniti (la cifra è solo per un caso strano della fantasia equivalente al debito Usa - non ancora saldato - verso il Nicaragua, stabilito da sentenza della Corte Internazionale dell'Aja). La ragione? I brogli in Florida del 2000!

Sogni....solo sogni....

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27/01/09

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Nun te reggae più

"Ci sarebbe la rivolta del popolo se ancora una volta si dovessero dare degli aiuti alla Fiat. L'abbiamo pagata già tante volte e non si possono condividere i debiti e tenersi gli utili".

Incredibile ma vero. Non avrei mai creduto di poterlo dire in vita mia, ma per la prima volta mi trovo pienamente d'accordo con una affermazione del leghista Roberto Calderoli, ministro per la semplificazione legislativa.

Siamo infatti alle solite: "la Fiat chiama e il governo risponde". La scusa è sempre la stessa. Ogni volta si fa presente che l'azienda automobilistica torinese è una costola fondamentale dell'economia italiana con i suoi 83 mila dipendenti e i 375 mila lavoratori legati all'indotto. Ecco quindi (lo sapremo mercoledì dopo l'incontro con i rappresentanti del settore automobilistico) servita l'edizione 2009 degli incentivi alla rottamazione garantiti dal Governo.

Tutta la mia solidarietà ai lavoratori della Fiat, il cui destino mi sta certamente a cuore. Detto questo credo che il Governo farebbe un migliore servizio al cittadino italiano (ivi compreso quindi il lavoratore Fiat) curando il male, anziché placando il sintomo. La forte flessione che caratterizza oggi il settore automobilistico (-13%) credo infatti sia dovuta più agli effetti del caro petrolio dei mesi scorsi, che alla crisi economica attuale. A ciò si deve aggiungere il sistematico lentissimo (issimissimo) adeguamento dei prezzi della benzina nel momento in cui il costo del barile si abbassa (e già nascono anche i primi fans club di questa politica). Ad incidere difatti sulle tasche dei consumatori non è tanto l'acquisto della macchina, quanto piuttosto il suo mantenimento.

Se il settore della raffinazione e commercializzazione del petrolio ha le sue responsabilità, lo Stato italiano non è da meno. Il continuo ricorso agli incentivi alla rottamazione è in realtà un modo per distogliere l'attenzione dal vero problema, ossia le tasse (accise) statali che gravano sul prezzo della benzina. Il 60 - 70% del costo di un litro di benzina verde attualmente è costituito da accise ed imposte grazie alle quali lo Stato da decenni rimpingua le proprie casse, alcune delle quali veramente assurde.

Ecco il dettaglio:

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;

14 lire per la crisi di Suez del 1956;

10 lire per il disastro del Vajont del 1963;

10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;

10 lire per il terremoto del Belice del 1968;

99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;

75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;

205 lire per la missione in Libano del 1983;

22 lire per la missione in Bosnia del 1996;

0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004

Il tutto per un totale di 0,25 centesi di euro ai quali si deve aggiungere (tanto per non farsi mancare nulla) anche l'Iva, ossia la tassa sulla tassa!

Certo lo Stato non può rinunciare a una tale montagna di soldi, anche perché un taglio in questa direzione sarebbe come imboccare una strada senza possibilità di ritorno (vi immaginate le sommosse popolari in caso di ritassazione?!?). L'incentivo una tantum, la rottamazione appunto, appare quindi molto più conveniente tanto sul piano economico, quanto dal punto di vista dell'immagine. I consumatori ringraziano per l'altruismo!

Vi lascio con la solita suggestione musicale. Credo, ma vorrei sentire anche la vostra in merito, quanto mai appropiata.

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20/01/09

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SuperBarack: Tu lo puedes, y nosotros también!

Nel momento in cui scrivo, il 44esimo presidente degli Stati Uniti, ancora per pochi istanti semplicemente Mr Obama, è appena salito sul palco e si appresta a pronunciare lo speech che lo consegnerà definitivamente alla storia.

Non si conoscono ancora i contenuti del suo discorso, anche se non ci vuole molto ad immaginare che "crisis", "job", "war", "peace" e "change" hanno buone possibilità di piazzarsi in pole position nella classifica delle parole più utilizzate; ciononostante "El Camino" in anteprima assoluta è in grado di preannunciarvi ciò che sicuramente non udiremo nei prossimi minuti. Queste parole sono: America (beh questa forse sì) + Latina.

I cannoni sparano a salve: Barack Obama ha giurato. Inizia il discorso....

Bilancio a discorso finito: nessuna menzione all'America Latina . Solo un pallido riferimento alle "poor nations" cui garantire "acqua e terra da coltivare".

Mi piacerebbe millantare contatti con una "gola profonda" di Capitol Hill o doti paranormali, ma é la sola logica a guidarmi. L'elezione di Obama, purtroppo, non determinerà mutamenti sostanziali nelle relazioni tra Usa e America Latina. Gli elementi sulla base dei quali trarre questa conclusione sono davanti ai nostri occhi: 1 - Obama non conosce la regione e neppure vi si é mai recato negli anni del suo governatorato 2 - Fatta eccezione per "Guantanamo", "Cuba" e "la questione energetica", durante i quasi 18 mesi di campagna elettorale mai una volta le relazioni con i vicini latinoamericani sono state citate come questioni di interesse prioritario 3- I legami di sangue avvicinano il Presidente ad aree geografiche diverse (Africa e Asia) 4 - Dall' 11 settembre in poi l'America ha riorientato le proprie priorità strategiche. Le nuove tensioni in Medio Oriente e il massacro palestinese di queste ultime settimane confermano che (giustamente, per carità) l'attenzione americana sarà rivolta altrove chissà per quanto tempo ancora.

Ciò non significa che l'America Latina abbia - almeno per ora - di che lamentarsi. I segnali sono comunque positivi, soprattutto se comparati al recente passato. L'unilateralismo repubblicano degli ultimi otto anni ha prodotto un solco profondo nelle relazioni tra il Nord e il Sud del continente. Con l'affossamento dell'ALCA, gli Usa hanno definitivamente rinunciato al proprio dominio politico ed economico sull'area ma, contrariamente a quanto avveniva in passato, i latinoamericani questa volta non sono rimasti a guardare.

Diversi paesi del centro e sudamerica hanno siglato accordi commerciali con Russia, India, Cina ed Iran. L'Unione Europea, e la Spagna in primis, hanno consolidato i propri rapporti economici con i paesi dell'area, surclassando gli Usa sul piano degli investimenti.

La svolta social - progressista latinoamericana degli ultimi anni (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Uruguay, Brasile e Cile) ha favorito infine una ritrovata coesione tra i paesi del Cono Sud, permettendo l'accelerazione dell'integrazione politico-economica tra Mercosur e Comunità Andina attraverso la creazione dell'Unión de Naciones Sudamericanas (UNASUR).

Pensare che Obama possa essere il Presidente di tutti è pura utopia. Oramai si parla di lui nei termini di una sorta di guru portavoce di una nuova religione a diffusione planetaria chiamata "Speranza". In realtà, é molto più probabile che Obama sarà solo ed esclusivamente ciò che deve essere: il capo dell'esecutivo Usa. Se si dimostrerà un buon leader, efficace in campo economico, attento sul piano ambientale, sensibile in tema di Diritti Umani, sarà comunque già un ottimo risultato per l'America e per il mondo intero.

In fin dei conti, volenti o nolenti, statunitensi e latinoamericani sono comunque legati indissolubilmente. Dalla ripresa dell'economia americana dipendono le esportazioni del petrolio venezuelano (e viceversa), del rame cileno, del petrolio ecuatoriano e della carne e soia argentine. Milioni di centroamericani e caribeños subiscono le conseguenze della forte contrazione delle rimesse che giungono dai parenti emigrati negli Stati Uniti (si calcola un calo del 9% per il 2009).

Obama non si curerà dell'America Latina? Sai che novità! Comunque, almeno per ora, poco importa dal momento che potrebbe risolvere qualche problemino latinoamericano anche solo limitandosi a svolgere al meglio il suo mestiere di Presidente degli Stati Uniti. Considerando l'eredità ricevuta, fare peggio sarebbe comunque difficile.

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14/01/09

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Io mi chiamo Cafiero Pasquale sto a Poggio Reale dal '53

Che mal di testa! Ora che Msn e Skype non hanno più segreti; ora che mi sono fatta persino un blog (!!!!!), scopro con rammarico che ancora una volta arrivo tardi. Mi tocca iniziare tutto daccapo. Ma chi ne ha voglia di scoprire e studiare tutte le mille funzioni, utilities se proprio vogliamo "parlare giovane", dell'ennesimo nuovo social network di turno.

Circa un anno fa, tutti giù a dirmi di farmi assolutamente un profilo Linkedln perché era un vero must e una vetrina importante sul piano professionale. Mi sono quasi cecata a leggere le condizioni del contratto (sono l'ultimo dinosauro al mondo che ancora si legge le regole d'uso, ma date un'occhiata a questo e poi ditemi se non é il caso), quando improvvisamente la mia casella di posta viene inondata di inviti ad aderire a MySpace. Bah! Per MySpace sinceramente me la penso, magari prima mi faccio un nuovo paio di occhiali. Gli anni passano e la vista cala A scoraggiarmi definitivamente sono stati però gli inviti a Badoo, WAYN, Pipl e le email settimanali di Federico - un caro amico che vive a Bruxelles in possesso del mio numero di cellulare, telefono di casa, indirizzo, mail, contatto Msn e Skype - in cui mi invita su Where Are You Now (recentemente ho scoperto che la cosa sfugge oramai al suo controllo) . Così ho deciso che era meglio lasciare stare tutto e rimanere solo con la vecchia cara casella di posta ed i preistorici Skype e Msn, per parlare gratis con gli amici sparsi ovunque nel globo.

L'unica recente concessione:"El Camino". Ma questa é tutta un'altra storia. Più che il solo desiderio di parlare con gli altri, il blog nel mio caso nasce da un desiderio di parlare e punto. Condito forse da quel tanto di narcismo comune a chiunque si espone uscendo allo scoperto.

Nel frattempo però il mondo é cambiato ed eccomi nuovamente a correre dietro alla tecnologia e al progresso. La vera rivoluzione dell'ultimo anno? L'elezione di Obama direi io, ma non é così: è Facebook (del resto anche Obama é su Facebook!).

160.000.000 di utenti in tutto il mondo, un incremento annuo di visite del 961% nella sola Italia.

Non si parla d'altro. Il quotidiano Times ha scoperto che persino Totò Riina e Bernardo Provenzano hanno un proprio profilo FB e la magistratura italiana ha immediatamente aperto una inchiesta per scoprire se ciò non risponda ad una strategia di Cosa Nostra per reclutare nuovi adepti (me lo vedo proprio Zù Totò, classe 1930, registrarsi su Facebook dal carcere di Opera in cui si trova, sottoposto al 41 bis).

Hummmm, mi sa che anche questa volta mi conviene aspettare un pochino e vedere come si mettono le cose. Del resto, la mia strategia della tartaruga negli ultimi anni ha dato buoni frutti: Linkedln, Pipl, Wayn, Badoo, MySpace, Where Are You Now non se li fila più nessuno. Inoltre, ho evitato di lasciare abbandonati nel vasto mare della rete almeno una decina di profili; ho un bonus di un grado di vista in più da spendermi nei prossimi cinque anni; non sono costretta a comunicare ogni mattina al mondo il bollettino sulla mia situazione sentimentale con i vari passaggi di status da: single, impegnata, fidanzata, situazione complicata, relazione aperta, in evoluzione, sposata.

Last but not least, non rischio di essere contattata dai compagni desaparecidos dell'asilo, elementari, medie, superiori e università. Lo so, non fa "open mind", ma sono della scuola di pensiero del "chi si ama si segue". Sorry, I'm old school !

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